Uno studio condotto da Martina Celidoni e Paola Valbonesi dell’Università di Padova e Raffaele Miniaci dell’Università di Brescia analizza l’effetto della povertà energetica sulla salute degli over 50 in Europa. Utilizzando i dati dell’indagine SHARE (Survey of Health, Ageing and Retirement in Europe), la ricerca definisce la povertà energetica come la rinuncia al riscaldamento per contenere i costi di vita, impiegando i dati Eurostat sui Gradi Giorno di Riscaldamento (HDD) come variabile strumentale per isolare effetti causali. I risultati sono stati pubblicati su ScienceDirect.
Lo studio evidenzia un dilemma noto come “heat-or-eat” (riscalda o mangia), mostrando una riduzione della forza muscolare (grip strength) tra il 20% e il 25%, corrispondente a circa 7-9 kg. Lo stress fisiologico da basse temperature interne è identificato come causa primaria del declino fisico. I risultati sono stati validati tramite test di controllo, incluso l’uso delle temperature estive (Cooling Degree Days) che non mostrano effetti sulla rinuncia al riscaldamento, e l’applicazione del modello a patologie non correlate alle temperature ambientali (es. cataratta).
La ricerca utilizza metodi di ponderazione (modelli TSLS combinati con ponderazione per densità d’inversa probabilità, IPW) per rappresentare la popolazione target e conferma che la povertà energetica provoca calo della forza fisica e aumento di sintomi depressivi, problemi respiratori cronici e declino della memoria. Le conseguenze della deprivazione energetica variano in base a fasce d’età (over 65 più colpiti dalla perdita di forza e peggioramento della salute percepita) e dimensioni del nucleo familiare (impatto maggiore su anziani che vivono soli o in nuclei piccoli, amplificando vulnerabilità).